Il cinema del sorriso
  

 Schede filmiche a cura di Italo Spada

       

   Che nella nostra società ci sia più tristezza che allegria è cosa ben nota. Basterebbe sfogliare i quotidiani, fare zapping in Tv, partecipare ad una riunione di condomino, intercettare brani di conversazione al mercato, sui mezzi pubblici… Le risposte più comuni al Come va? che siamo soliti chiedere ad amici e conoscenti sono autentiche geremiadi: Insomma, non bene!… Non mi lamento; c’è chi sta peggio… E come vuoi che vada?… Ho passato un periodo veramente brutto… Non vedo l’ora che finisca quest’anno…

    E se la forte Sparta piange, non è che la colta Atene rida.

   La scuola è una città dolente dove sospiri, pianti e alti guai risuonano per l’aere sanza stelle. Per rendersene conto, ci si intrufoli nei consigli di classe, si faccia capolino all’interno della maggior parte dei collegi dei docenti, si sfoglino i programmi ministeriali (con tutta quella sfilza di I Sepolcri, In morte del fratello Giovanni, Pianto antico, Morte a Venezia, ecc.), si installi una telecamera che riprenda i volti degli alunni interrogati…

   Eppure, non credo che esistano più dubbi sul fatto che il buon umore costituisca un’ottima terapia per la didattica; o che ci siano ancora psicologi e sociologi ostili alla teoria del sorriso come antidoto contro lo stress e la nevrosi.

   Se è vero, come è stato detto in un recente convegno svoltosi a Basilea, che negli anni Cinquanta la gente dedicava al riso in media 18 minuti al giorno mentre oggi si ride solo per 6 minuti, l’idea di proporre all’attenzione del lettore 20 schede sul cinema del sorriso equivale al suggerimento di cambiare rotta e di sdrammatizzare tutto ciò che non è di vitale importanza con una bella risata.  E se è vero che, per il buddismo zen, 15 minuti di risate equivalgono a 6 ore di meditazione, nelle 40 ore dei film qui scelti si potrebbe fare un “pieno di ottimismo” sufficiente a farci guarire dalla tristezza e dalla noia almeno per qualche anno: il tempo di comunicarlo ai parenti, agli amici, ai giovani. Senza dire che, considerato l’effetto contagioso del buon umore, facendo sorridere anche una sola persona (proprio come avviene nella catena umana della Canzone del vetraio di Prévert), non sapremo mai a quanta gente abbiamo regalato la gioia di vivere.

Com'è bello
quel che si può vedere così
attraverso la sabbia
attraverso il vetro
attraverso le finestre 

guardate per esempio
com'è bello
quel taglialegna
lontano laggiù
che abbatte un albero
per far delle assi
per il falegname
che ha da fare un grande letto
per la piccola fioraia
che sta per sposarsi
con il lumaio
che accende ogni sera le luci
perché il ciabattino veda chiaro
mentre ripara le scarpe al lustrascarpe

che le spazzola all'arrotino
che affila le forbici del barbiere
che taglia i capelli del venditore di uccelli
che offre i suoi uccelli a chi li vuole
perché chi vuole sia di buon umore.

  (JACQUES PREVERT, Canzone del vetraio)