La scuola nel cinema
 
 

 Schede filmiche a cura di Italo Spada

       

     "L'ambiente scolastico - luogo per eccellenza negli anni del fascismo, dello scontro tra norma e conservazione e desiderio trasgressivo, soprattutto femminile - diventa un microcosmo esemplare dove si muovono, nel pressoché pieno rispetto dei propri ruoli, tutta una serie di personaggi, organizzati gerarchicamente e in costante conflitto tra di loro."

      L'espressione è di Gian Piero Brunetta (Storia del cinema italiano 1895 - 1945, p. 484, Editori Riuniti) e si riferisce ad un preciso momento del cinema italiano, ma non è azzardato  attualizzarla e generalizzarla per scoprire che, a ben riflettere, non c'è niente nella scuola che non sia riconducibile al mondo del cinema: dall'aula trasformabile in set ideale, ai docenti e agli alunni che formano un cast completo di protagonisti e comparse; dal copione già scritto dei programmi ministeriali, alle quotidiane recite a soggetto; dalla irresistibile comicità di alcune "battute", alla suspense di situazioni impreviste e imprevedibili; dalle prove che non contano e che prevedono nuovi appelli, al debutto con verdetto ufficiale degli esami; dal montaggio di volti e gesti, al flashback dei ricordi.

       A questa "fonte di idee" il cinema ha attinto, nell'arco del suo secolo di vita, con grande voracità, cogliendo storie già definite nei particolari e costruendone altre modificandole a proprio piacimento,  con fedeltà realistica o con ispirazione surreale, scavando nella psicologia di grandi e adulti, sottolineando piccoli eroismi e denunciando situazioni assurde, portando in primo piano splendori e miserie di una istituzione che, pur avendo le radici all'interno di un'aula, proietta la sua importanza nell'intera società. E non sembra, stando a quanto si continua a vedere sugli schermi, che l'argomento sia del tutto esaurito.

      Di questa dimensione filmica della scuola si è cercato di coglie­re gli aspetti più rilevanti, indiriz­zando la ricerca su dieci temi: il "materiale plastico", il diverso modo di intendere la scuola, il calendario scolastico, la tipologia degli alunni, gli affetti e le passioni, la ricca fauna di buoni e cattivi docenti, la figura del bidello, le materie extracurriculari, i mali della società che volenti o nolenti penetrano nel perimetro scolastico, i ricordi che restano anche  dopo il suono dell'ultima campanella. 

     A lettura ultimata ci si accorgerà che il cinema non è stato sempre tenero con la scuola e che ha preferito sottolinearne più i difetti che i pregi. E' una sensazione negativa che si stempera riflettendo sul fatto che questo particolare modo di "guardare" le cose (non nella loro normalità, ma nella "eccezionalità" che fa diventare un fatto isolato - vero, verosimile, inattendibile o artificioso che sia - oggetto interessante di racconto) il cinema lo ha sempre avuto con tutte le istituzioni e non solo con la scuola.

      Agli interrogativi che questo modo di procedere suscita - è lecito o illecito? produttivo o inutile? - studiosi, critici e addetti ai lavori hanno dato le loro risposte, tutte più o meno motivate  e talvolta assai discordanti. Qui si perseguono altri intenti: ci si limita a compiere un'operazione di ricerca, a proporre all'osser­vazione di chi legge - ora limitandosi a "inquadrare in campo lunghissimo", ora restringendo la visione con "dettagli e particolari" - il mondo della scuola così come potrebbe apparire in una singolare rassegna fatta di chilometri di pellicola. Ci si limita, insomma, ad accompagnare i lettori all'interno dell'aula, lasciando ad ognuno la libertà di creare sul comune "soggetto scuola" la sceneggiatura più personalizzata. 

                                                                                                                                                          Italo Spada