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 La scelta

 Da Luigi Pirandello a Michele Placido

 Leggere una storia significa “crearsi un film personalizzato” e non accade quasi mai che ciò che altri vedono coincida con quello che vediamo noi. Per questo, il rischio maggiore che un regista corre quando decide di trasportare un testo letterario in film è quello di deludere le aspettative degli spettatori. Rimanere fedeli a ciò che ha scritto l’autore è praticamente impossibile ed allora si decide di “trarre liberamente”, magari attualizzando, modificando, personalizzando. Lo ha fatto Visconti con “La terra trema” che si ispirava a “I Malavoglia” di Verga e lo fa – si parva licet componere magnis – anche Michele Placido con “La scelta” che si ispira a “L’innesto” di Pirandello. Operazione delicata e coraggiosa per almeno due motivi. Prima di tutto perché questo “deliro maternale” (come lo definì l’autore) fu giudicato, a suo tempo, scandaloso; poi perché il teatro e il cinema sembrano arti affini, ma in realtà hanno una diversa “ecceità” (per dirla con Duns Scoto) e,  se un attore di teatro non può permettersi errori perché ha un pubblico davanti agli occhi che lo costringe a modulare mimica e voce, quello di cinema sa bene che la sua interpretazione, prima di rimanere impressa definitivamente sulla pellicola, può subire variazioni di ciak in ciak e venire modificata dal montaggio e dagli effetti speciali.

“L’innesto” venne rappresentato per la prima volta al Manzoni di Milano nel 1919 e quella storia di stupro e aborto suscitò scalpore. La Grande Guerra si era appena conclusa e c’erano da ricostruire non solo i brandelli di muro, ma anche le coscienze. Oggi, con l’approvazione della legge 194, le motivazioni ammesse per l’interruzione di gravidanza, le maternità programmate e le prove di DNA,  una vicenda come quella raccontata da Pirandello sarebbe apparsa meno scandalosa, ma anche meno coinvolgente. Attualizzandola e trasformandola in “thriller sentimentale” Michele Placido la fa diventare il tormentato percorso di una coppia che, ieri come oggi, deve fare i conti con il perbenismo della morale comune.  

La vicenda. Siamo in Puglia, a Bisceglie per l’esattezza. Laura (Ambra Angiolini) e Giorgio (Raoul Bova), sono felicemente sposati da sette anni. Lei ama Mozart e dirige un coro di bambini; lui gestisce un ristorante-enoteca. Sono giovani e belli, si amano. Un solo cruccio: non hanno figli. Forse non ne potranno mai avere. Una sera, la stessa sera del suo compleanno, Laura viene aggredita e stuprata. La felicità della coppia sparisce d’incanto. Con il passare dei giorni, forse, potranno ritrovare la serenità. Forse. Quando Laura scopre di essere incinta, la voragine si spalanca ancora di più. Che fare? Ecco la dolorosa “scelta”: abortire o portare avanti la gravidanza? Tutto sarebbe facile se si sapesse con esattezza chi è il padre di quel bambino, ma Pirandello non lo dice (non sarebbe Pirandello) e non lo dice nemmeno Placido. Ma è proprio così importante avere la certezza del legame biologico? Laura, forte del suo amore per il marito, rifiuta analisi e supporti psicologici; Giorgio tentenna. Anche lui ha subito violenza ed è sul punto di abbandonare Laura al suo destino. La decisione finale è dettata più dal cuore che dalla testa: i problemi si risolvono insieme, magari rinunciando alla conoscenza della verità. Due anni prima de “L’innesto”, in quella che fu la versione n.1 del “Così è (se vi pare)” e che aveva per titolo “La Signora Frola e il Signor Ponza, suo genero”, l’autore siciliano aveva vestito con un velo nero la verità e le aveva fatto dire: “Io sono colei che mi si crede!”.  

Placido non è Pirandello, ma lo ama, lo trova attualissimo, lo ha interpretato ne “L’uomo dal fiore in bocca” e ne “La carriola”, ha curato la messa in scena del “Così è (se vi pare)”. La sua regia in questo film non è tra le migliori (e la prova del duo Angiolini-Bova non è da Oscar), ma bisogna senz’altro riconoscergli il pregio di avere riproposto una non banale pirandelliana storia d’amore, di avere intelligentemente utilizzato una scenografia che con quei vicoli stretti e tortuosi è metafora del labirinto del cuore e di avere realizzato un film che pone delle domande e fa riflettere.

E con le insulse commedie che allungano la lista del made in Italy  non è certamente cosa da poco.  

LA SCELTA 

Regia: Michele Placido

Con: Ambra Angiolini, Raoul Bova, Michele Placido, Valeria Solarino, Manrico Gammarota, Monica Contini, Gennaro Diana, Marcello Catalano, Vito Signorile

Italia, 2015

Durata: 86’, col.