Locandina Noi e la Giulia

 

Il test di Noi e la Giulia

 

La Giulia del titolo non è una ragazza, ma una vecchia Alfa Romeo 1300 che quattro  strampalati amici tentano di far sparire per salvaguardare un rustico di campagna che hanno ristrutturato e convertito in agriturismo. Fatica inutile: dalle viscere della terra, nonostante cumuli di terra, la macchina continua a “cantare”. Metafora della  camorra che non si sconfigge segregando boss e quaquaraquà in una cantina insonorizzata. Per l’una e per l’altra ci vogliono volontà ferrea e soluzione radicale: staccare definitivamente la batteria e fare progetti seri. Il vero piano B da elaborare è il coinvolgimento delle istituzioni e delle persone oneste.

Edoardo Leo, alla sua terza regia dopo “Diciotto anni dopo” (2010) e “Buongiorno papà” (2012), sulla scia del romanzo “Giulia 1300 e altri miracoli” di Fabio Bartolomei, decide di trattare con l’arma dell’ironia e del surrealismo un tema serio come quello della lotta alla camorra. Chi è seriamente impegnato in questa impresa di resistenza civile, come l’hanno definita regista e attori, non può fare a meno di manifestare qualche perplessità perché, se è vero che con i santi non si scherza, sarà anche vero che non si raccontano barzellette quando si denunciano crimini. Perplessità che si attutiscono con una riflessione più pacata. Si dice che, quando a Palermo venne proiettato in anteprima “Il Padrino” di Coppola, boss e mammasantissima, comodamente seduti in prima fila, alla fine del film abbiano applaudito con un sorrisetto sulle labbra che sapeva di scherno e di sfida. Spostiamoci in Campania e immaginiamo spettatori camorristi che vedono questo “Noi e la Giulia”. Riderebbero? Forse sì, perché certe battute strappano risate,  ma potrebbe anche darsi che si indignerebbero per la presa in giro di un’organizzazione che richiede agli affiliati riti pseudoreligiosi con battesimi di sangue, giuramenti e santini da bruciare.  Se così fosse, il film di Edoardo Leo avrebbe raggiunto quell’obiettivo che si era prefisso dicendo “la grande sfida è stata, per me, quella di raccontare temi così seri con la lente della commedia. Riuscire a divertire, senza togliere gravità a quella che è forse la maggior piaga sociale di questo tempo.”  E’ poco ridicolizzare le mafie? Come si fa a saperlo quando si hanno ancora negli occhi le immagini dell’attentato terroristico alla sede parigina di Charlie Charlie Hebdo, dove dodici persone sono morte e undici sono rimaste ferite solo per avere scelto la strada della caricatura e della satira? E come si fa a dire che questo film è solo una delle tante commedie passatempo senza fare torto al più prolifico filone cinematografico italiano? Nel XVII secolo il poeta latinista francese Jean de Santeuil, per il busto di Arlecchino che doveva decorare il proscenio della “Comédie Italienne”, coniò in latino la frase “Castigat ridendo mores” che molti teatri hanno deciso di porre sul frontone quasi a precisare che il riso non abbonda solo sulla bocca degli sciocchi. Se “I soliti ignoti” di Monicelli derideva i ladri, “Divorzio all’italiana” di Germi il delitto d’onore,  Il medico della mutua” di Zampa la sanità, “La scuola” di Luchetti l’istruzione, “La mafia uccide solo d’estate” di Dilibeto la criminalità organizzata, ecc. perché “Noi e la Giulia” non può ridicolizzare la camorra?  Ridere è uno dei tanti modi per far riflettere anche coloro che vanno al cinema solo per passare due ore di svago e fa bene Edoardo Leo a non tirare conclusioni. La macchina ferma in mezzo alla strada, con quell’inquadratura del “Vai e torna” che si legge nella piastrina magnetica collocata sul cruscotto, lascia agli spettatori la facoltà di scegliere il finale più gradito: fare fuggire il manipolo di falliti o consacrarli eroi?  E’ così che, a prescindere dalle intenzioni del regista, questa commedia leggera diventa un test con due domande: come interpretare il finale e come comportarsi di fronte alla prepotenza del pizzo.  

Si è detto poco della trama, della regia e della prova collettiva di Luca Argentero, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Claudio Amendola, Anna Foglietta, Carlo Buccirosso. Non certo per dimenticanza e/o per snobismo. Il fatto è che nei 4 amici (che diventano 7 se si aggiungono il bracciante ghanese ex “principe guerriero”, il camorrista ominicchio e la sciroccata ragazza madre) è possibile far confluire imprenditori, commercianti, impiegati e gente comune che deve fare i conti quotidianamente con la disoccupazione, con la difficoltà di vivere e con la lotta contro le mafie. E allora, inevitabilmente, la vicenda filmica passa in secondo piano, il surreale diventa reale e la tragicommedia dell’esistenza sposta l’attenzione su problemi più urgenti.

NOI E LA GIULIA

Regia: Edoardo Leo

Con: Luca Argentero, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Claudio Amendola, Anna Foglietta, Carlo Buccirosso

Italia, 2015

Durata: 115’, col.