Locandina Youth - La giovinezza

 Youth 

La giovinezza di Paolo Sorrentino 

Non bastava “La grande bellezza” a far discutere sul cinema di Sorrentino; ci voleva anche “La giovinezza”. Se c’è, adesso, una cosa certa è che quello che è accaduto quando questo film è stato presentato alla 68a edizione del Festival di Cannes – fischi e buu da una parte, “bravo” e 15 minuti di applausi dall’altra – si ripeterà nelle sale italiane. Alleluia e Requiem al seguito dell’osanna di Le Parisien e della stroncatura di Libération. E tutti a discutere ancora una volta su Realtà e Sogno, Passato e Futuro, Forma e Sostanza. Temi in comune con Fred e Mick, ovvero con i due anziani protagonisti, amici da una vita e consuoceri, che trascorrono giorni di vacanza in un lussuoso hotel delle Alpi svizzere. Fred è un famoso compositore e direttore d’orchestra che ha chiuso con la musica per motivi personali, a tal punto da rifiutare persino l’invito della regina Elisabetta d’Inghilterra; Mick è un regista al canto del cigno che, attorniato da un gruppo di sceneggiatori che dibattono su finzione e realtà, sta lavorando alla stesura del suo ultimo film per il quale ha voluto come protagonista l’amica Brenda Morel (Jane Fonda), star internazionale anche lei sul viale del tramonto. Tra massaggi, acque termali, relax in piscina, passeggiate all’aria aperta, commenti e scommesse su altri ospiti celebri e/o misteriosi, i due hanno modo di occuparsi e preoccuparsi anche della crisi matrimoniale dei loro rispettivi figli e di parlare dei sentimenti e dei ricordi sbiaditi. Ed è così che la narrazione lascia il posto alla riflessione e “La giovinezza”, da film, diventa saggio. Si sa: una storia, proprio perché la bellezza sta negli occhi di chi guarda, può concludersi con “mi piace; non mi piace”. Un concetto filosofico ed esistenziale, invece, va oltre i giudizi sintetici e stimola dibattiti. Niente di nuovo sotto il sole e nell’universo cinema: anche “La grande bellezza” con le sue mini storie concluse o lasciate all’interpretazione degli spettatori giocava su verità e immaginazione. In questoYouth nessun dubbio sul suicidio di Mick (Harvey Keitel). Il suo “ultimo giorno di vita”, dopo il rifiuto di Brenda,  si realizza in un solo ciak. Inizio e fine racchiusi nella durata di un salto nel vuoto. Che pensare, però, di Fred (Michael Caine)? Va realmente a Venezia e a Londra, oppure immagina di viaggiare e di dirigere l’orchestra? E ancora: è probabile che la figlia di Fred (Rachel Weisz), abbandonata dal marito perché “non brava a letto”, alla fine si consoli con lo scalatore che le fa la corte, ma siamo certi che la coppia di ospiti taciturni dopo la lite plateale nella sala da pranzo vada realmente ad amoreggiare nel parco? E’ reale o immaginaria la levitazione del monaco buddista? Miss Universo entra veramente nuda in piscina o sono i due vecchi marpioni a spogliarla con gli occhi? Troppo evidente, invece, il surrealismo della sequenza dedicata a un Maradona ciccione che, pur non riuscendo a fare due passi da solo, palleggia come e meglio di quando incantava i tifosi di tutto il  mondo. Serve a poco andare alla ricerca di una risposta che non c’è. Meglio riflettere su ciò che dicono - e ci dicono - la musica e le immagini secondo Fred e Mick. Il primo ha voglia di incorniciare per sempre una “canzone semplice” che è stata e deve rimanere “personale”. Fedele all’insegnamento di Stravinskij, si tiene lontano dagli intellettuali e dai potenti. La musica che adesso cerca è nella natura, nel rumore di una carta velina, nei campanacci delle mucche e nello stormire del vento. Il secondo ha voglia di lasciare un testamento di immagini, sogna il capolavoro, ma deve fare i conti con il dispiacere che gli procura il figlio e con l’amara riflessione sulla vita che “continua anche senza questo cinema di merda”. In tutti e due si rispecchia Sorrentino quando dice che ha voluto inserire in questo film i temi che gli stanno più a cuore: il sentimento dell’amicizia e il passaggio del tempo. Bella idea, anche se non del tutto originale. Si riveda, tanto per citare l’evidente riferimento, 8 e 1/2 di Fellini. E’ come Sorrentino inserisce questi temi che lascia perplessi. Emozionando, certo, perché musica e immagini emozionano anche se a proporli sono un bambino che sviolina in una stanza di albergo, o il cannocchiale in cima alla montagna che avvicina e allontana il tempo e le cose (tanto di cappello se il regista napoletano e quanti l’hanno affiancato nella sceneggiatura hanno intenzionalmente fatto riferimento alla filosofia del lontano del Dottor Fileno de “La tragedia di un personaggio” di Pirandello!).  Peccato, però, che più di una volta, e non solo nell’interminabile concerto finale, abbia sovraccaricato tutto con eccessivo compiacimento.

E pensare che nel Quattrocento, per suggerire analoghe riflessioni,  Lorenzo de’ Medici con il suo “Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia” aveva utilizzato solo due strofe e otto parole.

 

YOUTK - LA GIOVINEZZA 

Regia: Paolo Sorrentino

Con: Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda

Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, 2015

Durata: 118’, col.