cinema e poesia
 

                

D ante Lumiére
(a cura di Italo Spada)

       

        Il futuro come territorio del passato 

     “Il futuro è un territorio del passato”: questa suggestiva espressione non significa affatto che il domani sia determinato dallo ieri, sennò non ci sarebbero avvenimenti imprevedibili, non ci sarebbe neppure la libertà dell’uomo e della donna di orientare il proprio destino, assumendosene la relativa responsabilità. Questa espressione significa, più semplicemente, che è saggio, anzi necessario attingere all’esperienza già trascorsa – nella vita sociale come quella individuale – nell’inventare le nuove forme della convivenza e nuovi modelli di espressione senza nulla togliere all’originalità del proprio tempo.

    In altre parole – e veniamo all’esempio concreto – è inutile ubriacarsi con le nuove tecnologie della comunicazione (Internet, videocellulari, tutte le tecnologie wireless, cioè senza fili, ecc.) se non ci si chiede come servirsene, quali messaggi trasmettere, quali programmi metterci dentro. E questi messaggi, questi programmi non possono essere futuribili come le tecnologie. Al contrario, sono tanto più validi e attraenti se “raccontano” i problemi fondamentali, le antiche vicende, i grandi miti del passato in cui ciascuno di noi si riconosce perché sono il frutto della saggezza di milioni di esperienze umane che ci hanno preceduto.

      Problemi, vicende, miti che naturalmente devono essere trasfigurati, attualizzati, rivisitati in modo coerente con il linguaggio dei nuovi media. Anzi debbono apparire così originali da non rivelare gli archetipi cui si ispirano per non fabbricare una serie di cloni culturali, di scontati remakes del passato.

      Ecco quindi il difficile equilibrio che occorre perseguire: non rinnegare le esperienze già vissute e collaudate, ma nel contempo salvare l’originalità delle nuove opere.

      Ed è proprio il percorso che fa Italo Spada: rivela analogie nascoste, rispettando la creatività di ieri e di oggi, ma nel contempo mette in luce il filo rosso che  annoda espressioni apparentemente tanto distanti nel tempo e nella sensibilità.

 

Tecnologie nuove, messaggi permanenti

      In effetti è più facile inventare nuove tecnologie piuttosto che le “storie con cui alimentarle”: è più facile creare nuovi mezzi piuttosto che nuovi messaggi.

     A dimostrazione di ciò, questo interessante lavoro di Italo Spada porta alla nostra attenzione quella grande stagione del cinema che ha saputo attingere alla poesia e più in generale alla letteratura. Vengono così audacemente  accostati due mondi che apparivano e appaiono tuttora tanto estranei, tanto distanti tra di loro da dovere essere, per così dire, dissotterrati: la poesia e il cinema.

      Da qui il titolo - “D ante Lumière” – che richiama:

-         Dante, come poeta

-         I Lumière come inventori del cinematografo

-         La poesia prima del cinema

Scavando più in profondità si scopre che tra queste due espressioni artistiche ci sono molti punti di contatto.

Spada ne individua i principali:

-         i poeti hanno utilizzato la penna per esprimere sensazioni e personali visioni del mondo esterno; esattamente come i cineasti, soprattutto quelli che realizzano documentari. Come dire, allora, che il documentario, prima che sullo schermo, è rintracciabile in poesie di Leopardi, D’Annunzio, Carducci… La prima parte ha come sottotitolo: “Il documentario”.

-        la poesia, prima del cinema, ha soddisfatto l’innata voglia dell’uomo di ascoltare “storie” e i poeti hanno raccontato belle storie drammatiche, comiche, avventurose, noir, di cappa e spada, kolossal, western e persino di animazione e sexy. La seconda parte ha per sottotitolo: “Quante belle storie”

-        i dialoghi che stanno alla base dei copioni cinematografici si possono riscontrare anche nelle poesie, addirittura con il ricorso ai dialetti (toscano, romanesco, napoletano, siciliano…). La terza parte ha per sottotitolo: “Monologhi e dialoghi”.

-        leggendo alcune poesie si ha la sensazione di vedere sequenze e immagini che, in seguito, i registi inseriranno nei loro film. Da qui il sottotitolo: “Déjà vu”.  

-       siamo sicuri che la tecnica filmica è nata con i Lumiére? Effetti speciali, ralenty, flash-back, inquadrature, montaggio, zoom, ritmo, campi e controcampi, interni ed esterni, stacchi e attacchi, voce fuori campo, soggettive, carrellate, panoramiche, effetti sonori, luce, ecc., a ben leggere, sono rintracciabili persino in poeti del Trecento. Il sottotitolo di quest’ultima parte è “La tecnica”.

  

Tradurre la poesia in immagini e le immagini in poesia 

      A quale conclusione si può giungere? Non certo a quella fantasiosa dei poeti che conoscevano il cinema prima che nascesse. E nemmeno a quella opinabile dei cineasti che hanno una cultura poetica e si ispirano ad essa.

       La più logica, seguendo il documentato ragionamento di Italo Spada, sembra, invece, essere questa: poesia e cinema hanno molti punti in comune perché hanno in comune la stessa fonte d’origine: l’animo, la fantasia, la creatività, la capacità di desiderio e di libertà dell’uomo.

       La validità didattica di questa lavoro consiste, pertanto, nel suggerire agli alunni – ma  prima ancora agli insegnanti – tre operazioni:

1.      scoprire il sottile, intimo legame cinema-poesia,

2.    leggere la poesia vedendo le immagini che essa evoca,

3.    vedere un film lasciandosi trasportare dall’aura poetica che le immagini trasmettono.

      Viene così tracciato il sentiero di un prezioso percorso multimediale e veramente interdisciplinare per aiutare i ragazzi ad essere figli del proprio tempo senza rinnegare le eredità ricevute.

 

Gianpiero Gamaleri


Presidente del Comitato per la Cinematografia dei Ragazzi
Professore ordinario di “Sociologia dei processi culturali e comunicativi”
all’Università degli Studi Roma Tre

 

        Leggi l'introduzione di Italo Spada (in formato *.doc).