Il cinema dell'handicap
 
 

 Schede filmiche a cura di Italo Spada

        Parlando di handicap difficilmente si riesce ad evitare un tono di commiserazione. I muti, gli storpi, i dementi, i pazzi, i "diversi" suscitano pietà, giacché, secondo il parere dei "normali", non riusciranno mai a vivere nella serenità e nella gioia.

        Per i cineasti, invece, poche cose sono tanto allettanti quanto la costruzione di storie sulla diversità. Si trovano, infatti, in essa due importanti elementi dello spettacolo: la "particolarità" del caso, che rende la storia non comune e, per questo, interessante e originale, e la possibilità di coinvolgere emotivamente lo spettatore.  

      Ovviamente, si potevano inserire in questo lavoro altri film  più attinenti al tema, ma l'avvertimento "è stupido solo chi si comporta da stupido" che la madre di Forrest Gump dà al figlio, nel film di Robert Zemeckis, ha indirizzato la ricerca verso handicap che, probabilmente senza saperlo, ci portiamo dietro anche noi da un po' di tempo. Insomma, si è voluto intenzionalmente insinuare che  "è svantaggiato solo chi si comporta da svantaggiato", nel tentativo di far partecipare più gente possibile ad una versione personalizzata del  pirandelliano "gioco delle parti": recuperare alla normalità molti portatori d'handicap e proiettare una massa loquace, deambulante, logica e raziocinante, fuori dalla norma. 

                          Sei la terra e la morte.

                     La tua stagione è il buio
                     e il silenzio. Non vive
                     cosa che più di te
                     sia remota dall'alba. 

                     Quando sembri destarti
                     sei soltanto dolore,
                     l'hai negli occhi e nel sangue
                     ma tu non senti. Vivi
                     come vive una pietra,

                         
come la terra dura.

                     E ti vestono sogni
                     movimenti singulti
                     che tu ignori. Il dolore
                     come l'acqua di un lago
                     trepida e ti circonda.

                     Sono cerchi sull'acqua.
                     Tu li lasci svanire.
                     Sei la terra e la morte. 

                     (CESARE PAVESE, "La terra e la morte")