Il cinema della fantasia
 
 

 Schede filmiche a cura di Italo Spada

           

    Tra l'opinione di Cesare Zavattini, il quale sosteneva che il cinema deve trarre ispirazione dalla realtà, e quella di Ugo Pirro, che era del parere che le radici di un'idea filmica devono comunque affondare nella cultura, ce n'è una terza che  appartiene a Michelangelo Antonioni e che, francamente, convince maggiormente. Per il regista dell'incomunicabilità, infatti, un film nasce dalla rielaborazione fantastica di un fatto reale e, a ben riflettere, è difficile non condividere questa sua affermazione. Si può, semmai, discutere sulla priorità tra la fantasia e la realtà (se il cinema anticipa la fantasia, o se è la fantasia a nutrire il cinema), ma sul fatto che tra ciò che vediamo e/o viviamo e la finzione cinematografica ci siano forti legami e reciproche dipendenze non c'è dubbio.

    Dire "la mia vita somiglia a un film" non è più una frase ad effetto e nessuno di noi ormai si meraviglia quando, seguendo una storia inventata da altri, si immedesima al punto tale da credere che sia la propria. E questo perché nel cinema tutto è falso nella stessa misura in cui tutto potrebbe essere vero, perché nella fantasia i confini tra il viaggio inventato e quello realmente fatto sono talmente impercettibili da generare confusione e fusione. Fedro, nell'epoca delle favole, dicendo “se qualcuno, leggendo le mie favole, sospetta che ciò che io dico in generale per tutti gli uomini sia riferito a lui, è in errore e probabilmente ha la coscienza sporca", aveva preso a modo suo le distanze dai permalosi; oggi, nell'epoca del cinema, la frase "ogni riferimento a fatti realmente accaduti e a persone esistenti è puramente casuale" suona più come tutela per evitare grane giudiziarie che come sincera dichiarazione di totale estraneità.     Chi crea una storia, d'altra parte, sa perfettamente che può spaziare quanto vuole con la fantasia, ma che non può fare a meno di restare ancorato alla realtà.

    Al gioco finzione-realtà partecipa anche lo spettatore quando, pur restando seduto in una sala buia in stretto contatto fisico con altre persone, riesce ad isolarsi completamente dal resto del mondo. Le immagini, le parole, i colori e i suoni che provengono dallo schermo sono poca cosa senza la sua partecipazione emotiva.

   Esattamente come le frasi scritte su un libro che, per non restare lettera morta, hanno bisogno delle capacità evocative di chi legge.

 Tornano in alto ad ardere le favole.
Cadranno colle foglie al primo vento.
Ma venga un altro soffio,
Ritornerà scintillamento nuovo.

(Giuseppe Ungaretti, “Stelle”)