Il cinema del disagio
 
 

 Schede filmiche a cura di Italo Spada

       

    Più o meno, qualche disagio ce lo abbiamo tutti. Sarà per tara ereditaria, o perché esso è insito nelle stesse relazioni socia­li, o per qualche altro recondito motivo, il fatto è che sembra scritto nella natura stessa dell'essere vivente non raggiungere mai la quiete. C'è chi non se ne accorge nemmeno e se lo porta dentro come un male oscuro, chi lo scopre e ne fa un dramma; la maggior parte lo razionalizza e ci convive. 

   In tutti e tre i casi il cinema ci costruisce storie e, senza volerlo, provoca in noi reazioni diverse. Quando pone al centro della vicenda lo "strano disagio" di un singolo individuo, generalmente ci invita a commiserare lo sventurato protagonista e, contemporaneamente, ci fa ringraziare il cielo per la nostra normalità. Quando, invece, propone disagi comuni, ovvi eppure mai notati prima, l'effetto sorpresa non tarda a generare riflessioni e autoanalisi. E' allora che il cinema, dopo aver "scovato" la storia e avercela riproposta, ci costringe a "scavare" nel nostro interno.  

   I film presi in esame in questo lavoro vogliono suscitare l'attenzione del lettore-spettatore su venti disagi - individuali o collettivi, insoliti o normali,  - che si nascondono dietro il male di vivere.

 

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato. 

Bene non seppi, fuori che il prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. 

(Eungenio Montale, "Ossi di seppia")